Disciplina – i limiti

Abbiamo pensato di proporre questo argomento proprio perché argomento scomodo, infatti, parlare di disciplina crea spesso una certa sensazione di disagio. Ogni epoca porta implicita una certa visione dell’infanzia, inoltre questa generazione di genitori si trova in un momento particolare nell’evoluzione della famiglia come istituzione. Sono passati i tempi della severità, dei bambini visti come selvaggi da civilizzare a suon d’imposizioni, ma ha fatto il suo tempo anche il permissivismo ad oltranza che fa un po’ “figli dei fiori”. La tipologia di famiglie con cui possiamo confrontarci oggi è molto variegata: oltre al nucleo tradizionale ci sono, infatti, molte famiglie di fatto, molti figli nati da seconde unioni, molti genitori single ecc. Tutto ciò è un dato di realtà, ma la mia impressione è che ancora queste trasformazioni non siano state sufficientemente metabolizzate dalla coscienza sociale per cui oggi si hanno molti più dubbi su ciò che è giusto o sbagliato per i nostri figli e alcuni genitori si sentono inadeguati o in colpa per questo. Credo che sia una conquista della nostra epoca quella di porci più domande riguardo all’educazione dei figli, ma a volte, per timore di sbagliare, si corre il rischio di delegare a loro scelte e decisioni che non sono ancora capaci di affrontare. Bisogna sempre tenere a mente chi è l’adulto e chi il bambino e dare ad ognuno le proprie responsabilità e competenze. Come adulti siamo competenti: abbiamo esperienze, valori, speranze, obiettivi e cosa più importante amiamo i nostri figli per cui siamo naturalmente indotti a cercare sempre di interpretare i loro bisogni. Questa consapevolezza deve esserci di aiuto e non di ostacolo nell’educazione dei bambini. Bisogna anche considerare che non saremo perfetti, che alcune volte sbaglieremo, ma che questi sbagli saranno delle occasioni importanti di recupero e di conoscenza reciproca. Per i genitori non è facile dire di no al figlio tanto amato e quello della disciplina è forse l’ambito in cui maggiormente siamo costretti a fare nuovamente i conti con il nostro essere stati bambini: con il modo in cui siamo stati educati e con le nostre antiche reazioni/emozioni in relazione alla frustrazione che accompagna l’apprendimento delle regole. Inoltre con l’educazione dei nostri figli ci esponiamo anche al giudizio altrui, ma allo stesso tempo è un modo per trasmettere a nostro figlio ciò che pensiamo sia in grado di fare, le nostre aspettative nei suoi confronti, le speranze che nutriamo per lui e la nostra visione del mondo. Un famoso pediatra americano sostiene che “fra tutto ciò che un genitore dona al proprio figlio, la disciplina è seconda per importanza solo all’amore” o, per dirla con un altro autore, “un bambino senza disciplina è un bambino che non si sente amato” . In realtà forse se parlassimo di limiti, ci sentiremmo tutti meno a disagio, poiché la parola “disciplina” evoca comunque un’atmosfera severa e punitiva. Userò quindi disciplina, no e limite come sinonimi. Il limite è qualcosa di molto rassicurante e protettivo per il bambino. Non so se vi è capitato di osservare che quando sono molto piccoli, nel lettino spesso cercano la sponda e quando la trovano con la testa si tranquillizzano e si addormentano. La sponda in quel momento costituisce un limite, una barriera protettiva contro la miriade di sensazioni fisiche, in questo caso, che turbano il bambino perché ancora non ne ha dimestichezza. Via via che il bambino cresce quella funzione di limite si sposta su aspetti più simbolici come un abbraccio o la regola impartita dal genitore. La regola, infatti, lo rassicura su ciò che è meglio fare, cosa che egli non sa ancora. In effetti, si comincia a porre dei limiti ai bambini piuttosto presto senza neanche lasciarsi sfiorare dall’idea di essere dei “cattivi genitori”, ma anzi con la consapevolezza che è per il loro bene e la loro crescita. Per esempio tutti i genitori sono certi dell’importanza che il bambino assimili l’alternanza tra giorno e notte o di allungare il tempo tra un pasto e l’altro, lo svezzamento… infatti, così sentono di assolvere una delle loro funzioni principali cioè quella di promuovere la crescita e cioè l’adattamento di loro figlio all’ambiente in cui vivono, ma questi sono limiti, e piccole frustrazioni. In realtà queste sono proprio le basi della disciplina e non ci creano nessun problema (più o meno!), allora perché diventa difficile dopo pensare che in realtà le piccole frustrazioni sono importanti per la crescita di nostro figlio? Perché è così difficile dire di no? Uno dei motivi per cui può essere difficile è che noi non conserviamo memoria delle nostre reazioni/emozioni di quelle piccole frustrazioni dato che eravamo molto piccoli, mentre possiamo avere vividi ricordi di “no” o limiti impostici più avanti. Un altro motivo riguarda il fatto che uno dei compiti in cui ciascuno di noi è impegnato per tutta la vita è l’accettazione e l’elaborazione del lutto per il fatto che non si è una cosa sola con le persone cui vogliamo bene e da cui dipendiamo inizialmente (il cui prototipo è la figura materna) Il bambino nasce in una condizione di totale dipendenza dovendo andare verso una progressiva indipendenza e autonomia, ma siamo noi a doverlo guidare in questo compito. Se non è facile per noi tollerare la differenziazione e la differenza, sarà difficile anche per nostro figlio. La regola, o il limite o il no sono portatori di questa differenza: se dico no non sono uguale a te perché tu vuoi una cosa e io un’altra…Ancora una ragione delle nostre difficoltà risiede nel fatto che più il bambino cresce e più si appropria di strumenti per farci sentire cattivi o in colpa soprattutto se siamo stati via durante il giorno. E noi, come lui, temiamo più di ogni altra cosa di rimanere senza il suo amore. Se però comprendiamo il valore positivo del limite sarà più facile preparare il bambino alla disciplina. La parola, peraltro, deriva dal latino e vuol dire insegnamento, quante più cose il bambino impara sul suo mondo, che via via si aprirà all’esterno, tanto più sarà autonomo e crescerà. Qual è l’utilità del limite? Per poter tollerare meglio la necessità di dire “no” ogni tanto, penso possa essere utile capire qual è il valore del limite ai fini della crescita e dello sviluppo. Siamo, infatti, abituati a considerarlo una cosa necessaria ma spiacevole, che ci fa sentire cattivi, in colpa e meno amati dai figli. Per essere più chiara riporto un esempio pg 20 de “i no che aiutano a crescere”: Commento: 1. Il limite, il no, la piccola frustrazione o l’introduzione di un intervallo temporale tra l’espressione del desiderio del bambino e il suo soddisfacimento da parte nostra permette a quest’ultimo di percepire e poi accettare l’idea di essere un individuo separato dalla madre o da chi si prende cura di lui stabilendone inoltre la realtà di persona fisica. A partire dal riconoscimento dell’Altro che si prende cura di lui, il bambino capisce di far parte di un mondo più vasto e concreto, di non essere onnipotente, a riconoscere l’importanza dell’altro e quindi nel tempo a sviluppare gratitudine ed empatia. In pratica, in questo modo, il bambino si apre al mondo. Breve accenno all’argomento a partire dallo svezzamento. Quindi lo salvaguarda dallo sviluppare un senso di onnipotenza deleterio in futuro. 2. A volte, lasciare che ci sia un intervallo temporale tra la richiesta del bambino e il nostro intervento (o del cibo o della presenza del genitore) permette anche che il pensiero rudimentale possa farsi strada. Infatti, per far fronte alla frustrazione dell’attesa, il bambino tenderà, per tentativi ed errori, a trovare delle soluzioni da solo o ad intrattenersi in altro modo. 3. Ciò lo sollecita, quindi ad esplorare e mobilitare le proprie risorse (per es. ad adottare dei comportamenti autoconsolatori per addormentarsi) dando spazio alla creatività. 4. Considerando quanto detto fin qui appare chiaro come le piccole frustrazioni, che richiedono al bambino un ragionevole sforzo per farvi fronte (sia inerente ai muscoli fisici sia quelli emotivi) lo conduce a sperimentare la soddisfazione di aver fatto qualcosa da solo e quindi di essere un pochino meno dipendente con gran beneficio della stima di sé. 5. Quando invece siamo in balia dell’immagine del genitore perfetto, tendiamo ad interpretare troppo presto i bisogni del bambino, anche quando mancano gli elementi necessari e prima che lui stesso abbia avuto modo di esplorare la propria sensazione. In questo modo lo priviamo di una esperienza importante ai fini dell’acquisizione dell’autoconsapevolezza, Senza contare che agire d’anticipo priva anche noi dell’esperienza della conoscenza reciproca portandoci ad offrire al bambino ciò che magari funzionerebbe per noi e non necessariamente per lui. ESEMPI SUL SONNO, CIBO, ATTIVITA’ e concludere: se appena si corre quando il bambino piange perché è nella culla si rinforza l’idea che quello è un luogo tremendo che non è capace di fronteggiare da solo e che si può star bene solo tra le braccia di mamma e papà, in altri termini rinforziamo in lui l’idea che quello che non ha ottenuto era la scelta migliore; quando siamo noi a fornire la soluzione/soddisfacimento rischiamo che il bambino mutui i nostri mezzi per star meglio senza esplorare i suoi (cibo come antidepressivo); a volte quando il bambino si lamenta tendiamo a distrarlo con giochi o intrattenimenti di vario genere pensando sempre che bisogna “fare” qualcosa di concreto, a volte invece potrebbe essere più opportuno lasciare uno spazio “vuoto” che possa essere riempito di aspetti emotivi (meno concreti) tollerando di stare insieme a nostro figlio anche quando è di cattivo umore offrendo a quell’umore nero la nostra comprensione: in questo modo gli si offre un esempio di un modo diverso per affrontare le difficoltà; IN SOSTANZA IL NO APRE UN INTERVALLO IMPORTANTE IN CUI POSSONO ACCADERE EVENTI FONDAMENTALI PER LO SVILUPPO. COMUNICA AL B/O CHE ABBIAMO FIDUCIA NELLE SUE RISORSE(infatti è grazie alla nostra interpretazione del suo comportamento che comincia a formarsi un’immagine di se stesso) Perché il bambino non ubbidisce? Abbiamo affermato che uno dei compiti principali della crescita è elaborare il lutto di non essere una cosa sola con l’altro, quindi di passare dalla totale dipendenza alla indipendenza matura rimanendo sicuri dell’amore delle persone cui si è legati. Per questo i motivi per cui si disubbidisce, sono secondo l’età la necessità di autoaffermarsi come essere separato che fa delle scelte autonome, la sfida all’amore dei genitori per averne sempre la riprova e più in generale dipendono dal conflitto che il bambino vive tra lasciarsi andare alla dipendenza/indifferenziata: tranquillizzante ma regressiva o andare verso l’autonomia/differenziazione: eccitante ma pericolosa. Il comportamento negativo offre al bambino la possibilità di elaborare la propria indipendenza. Come comportarsi? Dai 7/8 mesi i limiti diventano fondamentali. Infatti, i bambini di questa età cominciano ad andare carponi e quindi ad esporsi maggiormente ai pericoli della casa. Molto precocemente, il bambino impara a scrutare il volto dei genitori e a trarre indicazioni dalla loro espressione su cosa si può fare e cosa no (es. del plexiglas). Mentre crescono, cercando di risolvere il conflitto tra autonomia e dipendenza, provano a sfidare i divieti, nonostante sappiano perfettamente come interpretare il linguaggio dei genitori e lo fanno per assicurarsi che l’adulto si precipiterà a dar prova del suo amore impedendogli di fare la cosa pericolosa. Il bambino quindi per imparare a conoscere i limiti li mette alla prova. A questa età può essere sufficiente distrarre il bambino dal suo obiettivo del momento, ma sarà una strategia che non durerà a lungo, infatti già dai 9 mesi in poi egli è in grado di ricordare visivamente l’oggetto proibito anche quando non l’ha più a portata di sguardo. A questo punto la disciplina può e deve farsi una cosa seria. In ogni caso è importante far capire al bambino che comprendiamo il suo dispiacere per non aver ottenuto ciò che voleva e spiegargli perché si è dovuto dire di no. Quali regole per noi genitori? CHIAREZZA: soprattutto quando il bambino è piccolo è fondamentale comunicare messaggi chiari con frasi semplici. E’ importante che se stabilite una punizione in caso di infrazione anche questa possa essere chiara e possibilmente attinente e proporzionata alla marachella es: “Se non raccogli il giocattolo quello finirà nell’armadio per oggi”. Se il bambino deve imparare che certe azioni hanno delle conseguenze è bene che queste seguano rapidamente, altrimenti si sentirà confuso anche perché, quanto più è piccolo e tanto meno ha una cognizione precisa del futuro. Le conseguenze dell’azione, insegnano al bambino che è utile potersi controllare. Possono anche esserci delle conseguenze in positivo es. “Se raccogli subito il giocattolo avremo più tempo per stare ai giardini”, questo lo aiuta a considerare i vantaggi del proprio comportamento corretto. Bisogna essere sicuri che il bambino abbia capito la regola e spesso, per capirla avrà bisogno di infrangerla. Ci vuole pazienza. COERENZA: Le reazioni dei genitori devono poi essere coerenti su due aspetti diversi: da una parte è importante che in situazioni uguali vi sia sempre la stessa reazione e dall’altra che il genitore esprima coerenza tra le sue parole e la sua mimica. Mi spiego meglio: se un bambino vuole afferrare un oggetto che sa essergli “proibito” ma il genitore, in quell’occasione particolarmente di buon umore non rimarca il divieto, sicuramente il bambino prenderà l’oggetto contento, ma quando la volta successiva andrà verso lo stesso oggetto e il genitore dirà severamente “NO”, il bambino non capirà, si sentirà confuso e comprensibilmente arrabbiato, sarà anche curioso di vedere come reagirà il genitore ad una terza infrazione e non prenderà sul serio la regola (es cinture di sicurezza per noi).Dall’altra parte è ugualmente importante che quando il genitore dice “no” lo faccia in modo coerente, se infatti il suo divieto verbale si accompagna ad una espressione di divertimento il bambino non saprà come comportarsi: come faccio a farlo contento? Obbedendo al no oppure continuando a farlo divertire? Nel dubbio, e per cercare di chiarirsi le idee, il bambino potrà ripetere l’azione. La coerenza è un elemento importantissimo anche tra i genitori. Infatti, se un genitore dice no ad una cosa e l’altro dice si il bambino rimarrà confuso rispetto alla regola e presto imparerà ad andare dal genitore più permissivo. Esempi: quando è ora di andare a letto, un genitore dice no alla richiesta di giochi turbolenti e quindi eccitanti, mentre l’altro non vede l’ora che arrivi quel momento magari perché è stato fuori casa tutto il giorno, oppure se uno dei genitori pensa che non sia educativo lasciare che i bambini si azzuffino mentre per l’altro è un segno di coraggio. E’ quindi importante che quando i genitori scoprono di avere idee diverse su aspetti importanti dell’educazione ne parlino tra loro per arrivare a stabilire una linea comune di comportamento RIPETERE: il bambino impara fondamentalmente attraverso la ripetizione per cui ha bisogno che i genitori continuino a dire no finchè la lezione è stata appresa e non è più necessario mettere alla prova la regola. A volte questo può far sentire frustrati i genitori che sono costretti a sentirsi cattivi ancora e ancora, in realtà il bambino si comporta così per cercare di risolvere i suoi dubbi: “E’ sempre no? Oppure è un no vero solo quando lo dicono in un certo modo, o solo quando ci sono altre persone. E perché non vale se la tal cosa la fa il fratello maggiore?”. Il bambino quindi deve imparare molte cose e poi le cose cambiano quando si cresce: CHE FATICA!!! GRADUALITA’: E’ molto importante ricordarsi che il bambino cambia molto in tempi brevi: quello che si può pretendere da uno di 3 anni è impensabile ad 1 anno, le pretese eccessive sono un modo per preparare al fallimento con gravi rischi per l’autostima e l’equilibrio psicologico. All’inizio egli è regolato esclusivamente in base a ciò che gli procura soddisfazione e cosa no e il suo pensiero è magico ed egocentrico. Per questi motivi all’inizio dell’insegnamento della disciplina ci si deve aspettare che il bambino si adegui unicamente perché vuole fare contenti i genitori e vuole essere come loro. Per questo è molto importante l’esempio che danno i genitori e non solo quello che dicono e come loro stessi gestiscono le frustrazioni e le forti emozioni. Se i genitori non rispettano questa gradualità e adottano troppo presto un atteggiamento severo e pieno di divieti e punizioni, il bambino sarà più concentrato sull’autodifesa (fare le cose di nascosto per evitare il castigo) e poco incline ad imparare e ascoltare. Inoltre un atteggiamento troppo severo e punitivo veicola al bambino il messaggio che lui è solo cattivo ed è la classica profezia che si autoavvera: il bambino sarà cattivo perché solo in quella veste viene riconosciuto. Bisogna invece cercare sempre di far capire al bambino che ha la nostra comprensione e che capiamo le sue emozioni, nel contempo dirgli che non possiamo accettare il suo comportamento e che finchè farà così noi saremo costretti ad impedirglielo. Mentre cresce, a partire dal secondo anno, il bambino sarà aiutato dallo svilupparsi del senso morale, dell’empatia, del rapporto di causa effetto e dal venir meno dell’egocentrismo. Grazie al processo di identificazione il bambino farà, gradualmente, propri quei valori e quelle regole che all’inizio sentiva così estranee e noi avremo fatto una parte importante del nostro lavoro, anche se magari sarà ancora necessario un “promemoria” della regola! Importante è incoraggiare il passaggio ad una soddisfazione personale nel rispetto della regola: dal “Sono fiero di te” al “Non sei fiero di te?”. IN BREVE COSA FARE QUANDO SI COGLIE IN FLAGRANTE: – esponete la regola: lo sai che non puoi prendere il telecomando. -“Ascoltami. Posa il telecomando oppure dovrò aiutarti a farlo” – Alzatevi e andate verso il bambino mentre dite “Vengo ad aiutarti a smettere” – interrompete l’azione pericolosa/vietata. La collera non va sempre evitata: Attraverso la gestione di questa forte emozione possiamo avere un’occasione importante per insegnare a nostro figlio qualcosa sul suo e sul nostro mondo emotivo. La possibilità di esprimere la rabbia è una cosa molto importante per un bambino perché: 1. Gli insegna che provare sentimenti negativi verso una persona non vuol dire provarli per sempre (conquista dell’ambivalenza); 2. Impara che i genitori sopravvivono e resistono alle sue emozioni e continuano a volergli bene. Infatti, quanto più sono piccoli, tanto più possono essere spaventati dal provare emozioni forti, soprattutto se pensano che potranno causargli la revoca dell’amore genitoriale; 3. Se il genitore è capace di non perdere il controllo ma invece rimane calmo e supporta il bambino con il dialogo gli offre un modello valido da imitare in circostanze analoghe, cosa che lo direziona verso l’autonomia. Se il bambino va in collera, comincia a fare capricci a piangere ecc potete dirgli che comprendete il suo desiderio di quell’oggetto ma che non potete permettergli di averlo, potete o allontanarvi (dato che spesso non avere più sott’occhio la persona su cui far leva toglie senso al capriccio) oppure aiutarlo a calmarsi abbracciandolo e parlandogli, ma non cedendo alla richiesta. Quando il bambino si sarà calmato parlategli ancora con calma, mostrategli di non aver gradito quel comportamento ma rassicuratelo del fatto che gli si vuol bene e che siete sicuri che piano piano imparerà a controllarsi. Un tale atteggiamento fornisce un importante modello di gestione delle emozioni forti: il bambino ha capito che vi siete arrabbiati, ma anche che siete capaci di controllarvi e non dare in escandescenza. Non tenete il broncio, non serve a niente, invece è importante che se il bambino vuol rimediare possa trovarvi disponibili affinché possa avere la certezza che è solo il suo comportamento e non la sua persona ad avervi deluso.
UTILITA’
-I PREAVVISI
-IL SILENZIO
-PAUSA DI RIFLESSIONE
-ANTICIPAZIONE
-ANDAR VIA
-OFFRIRE SEMPRE LA POSSIBILITA’ DI RIMEDIARE

COSA NON FARE MAI
-VIOLENZA
-UMILIAZIONE
-FARE CONFRONTI
-USARE IL CIBO
-USARE IL SONNO
-MINACCE D’ABBANDONO
-GIUDIZI SULLA PERSONA
-TENERE IL BRONCIO

BIBLIOGRAFIA

  • T.B. Brazelton (2003) “Il tuo bambino e…la disciplina” Raffaello Cortina Editore 2003
  • T.B. Brazelton (1992) “Il bambino da zero a tre anni”. Fabbri Editori 2003
  • B. Bettelheim (1987) “Un genitore quasi perfetto” Saggi Universale Economica Feltrinelli 1987
  • J. Gottman (1997) “Intelligenza emotiva per un figlio” BUR Saggi 2001
  • G. Bollea (1999) “Le madri non sbagliano mai” Feltrinelli
  • Asha Phillips (1999) “I no che aiutano a crescere” Saggi Universale Economica Feltrinelli 2003
  • T.B. Brazelton, J.D. Sparrow “Il tuo bambino e la disciplina” Raffaello Cortina Editore 2003
  • S. Fraimberg (1959) “Gli anni magici” Armando Editore 1983

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