I BAMBINI E IL LORO AMICO IMMAGINARIO

L’amico immaginario è una presenza molto frequente nella vita di un bambino. Comincia a fare la sua prima apparizione intorno ai 2-3 anni circa , durante l’ultimo anno di asilo nido, e spesso permane nel suo mondo fantasioso fino ai 7-10 anni. Questa modalità ideativa, capace di creare una presenza benevola, affettuosa, calda, accogliente, può essere considerata come un equivalente della riflessione degli adulti. Anche all’ adulto, infatti, capita a volte di ragionare tra sé e sé o di dire qualcosa a voce alta rivolgendosi alla propria immagine riflessa nello specchio. L’”amico fantasma” permette ai bambini di ripensare alle esperienze fatte, di elaborarle, di rivisitarle, di trasformarle. E’ un amico con cui giocano, si confidano, litigano: immaginario, segreto, personale, umano, fantastico: come farne a meno? Quando le luci si spengono, la mamma ha dato il bacio della buonanotte, il buio incombe e il sonno invece no. Oppure a casa, spaventati dai rumorini e scricchiolii, una solitudine che non ha nulla di esistenziale e malinconica ed è tutta concreta, palpabile, immeritata. O per strada, rincasando e persi nei loro pensieri. E’ così che nasce l’amico immaginario, a volte perfettamente invisibile, a volte incarnato in un peluche, un orsacchiotto come Winnie-the-Pooh.. Essendo immaginario nulla costringe l’amico ad avere caratteri realistici: abbiamo così le magie di Peter Pan e di Mary Poppins, spesso legate al volo, e sempre sradicate da proprie esistenze familiari. L’amico immaginario è sempre lì, disponibile: non ha la mamma che lo aspetta a casa, non ha orari e obblighi, non va a scuola, è ovviamente emancipato. Una ricerca condotta dall’Università della Tasmania evidenzia che i più accaniti frequentatori di amici immaginari sono i primogeniti, probabilmente colpiti dall’arrivo del fratellino che li ha spostati dal centro dell’attenzione. Per altre ricerche, l’amico immaginario può essere la reazione ad una condizione di solitudine che si riscontra appunto per lo più nei figli unici e in altri bambini timidi o che vivono in un ambiente familiare poco aperto alle relazioni esterne. Un altro studio inglese, ha stabilito invece che l’intrattenersi con un amico immaginario non ha alcuna relazione con la creatività, ma che piuttosto favorisce lo sviluppo di una maggiore sensibilità nei confronti delle illusioni uditive. Questi bambini, da grandi, riconosceranno parole e linguaggi con più facilità. I bambini con un amico immaginario denotano una maggiore inclinazione a raccontare storie, e nel caso di storie di fantasia, si dimostrano più abili nella costruzione di un discorso. Nei racconti di vita reale, invece, sono in grado di fornire un numero superiore di dettagli descrittivi circa le componenti tempo e ambientazione. Perché un bambino si inventa un Amico Immaginario? Si tratta di una forma di fantasia, creatività e modalità ludica, insomma in altre parole si tratta di un gioco che permette di trasportare fuori dal sé tutta una serie di emozioni, pensieri, desideri, ma anche paure, ansie del bambino. E’ quindi molto utile anzi consigliabile, ascoltare e osservare il bambino mentre parla e gioca liberamente con questo amico immaginario, certamente senza farsi notare troppo, poiché il bimbo potrebbe inibirsi o contenersi nella sua naturale manifestazione. Le tensioni, un eventuale stress, un disagio scolastico, o anche solo semplicemente la felicità, la gioia, la serenità, emozioni possono essere esternate dal bambino attraverso “questa presenza” che il più delle volte è rappresentata nell’immaginario del bambino con un bambino dello stesso sesso o di sesso diverso, ma potrebbe essere un animale, un oggetto transizionale, una creatura fantastica, un super eroe o ancora un essere dai poteri magici e non terreni. L’amico immaginario può incarnare anche le caratteristiche di persone a cui il bambino è legato, come i genitori o i nonni, oppure ruoli che il bambino non può assumere ma da cui è affascinato. Le caratteristiche del compagno immaginario, comunque, dipendono dalla creatività e dal vissuto personale di ogni bambino. Questo amico immaginario o “Doppio di sé” è un Altro che il bambino costruisce giorno per giorno e che dall’inizio della sua comparsa è dotato di una personalità autonoma. Il bambino che inventa un Doppio e che interagisce con lui è comunque consapevole che si tratta di un personaggio fittizio, anche se da alcuni comportamenti potrebbe non sembrare così (gli tiene il posto sulla sedia, gli porge delle cose,….). I bambini si mostrano consapevoli di questa invenzione, tanto da evitare di raccontare questi segreti ai familiari per non essere fraintesi e non incorrere nelle domande degli altri. L’origine della creazione di un Amico Immaginario può essere ricercata nella relazione con la propria ombra e nel rapporto con il peluche preferito. Sono questi i primi compagni con cui il bambino comincia ad instaurare un rapporto significativo. Il Doppio è sempre molto solidale con il suo piccolo inventore, lo ascolta per ore mostrando interesse per le storie che il bambino gli racconta. Qualche volta nelle avventure può avere il compito di compiere alcune azioni “eroiche” al posto del bambino, quando il piccolo gli ha trasmesso la parte più spavalda della sua personalità, quella che forse non riuscirebbe mai a mostrare in prima persona. Alcune volte i bambini attribuiscono ai loro amici immaginari comportamenti che non sono permessi, (è stato lui a rompere il vaso con la palla,). Spesso i genitori sono un po’ preoccupati della presenza di questi amici immaginari, perché pensano che impediscono un “normale” processo di socializzazione con gli altri bambini. Infatti è opinione comune che i bambini che hanno amici immaginari siano bambini molto introversi, che inventano tali compagni come rifugio o meccanismo di fuga nella fantasia. In realtà molte ricerche dimostrano come l’avere un Doppio non implica difficoltà relazionali con i coetanei. L’amico immaginario gli insegna ad assumere la prospettiva di un altro, quindi questi bambini sono meno timidi e sviluppano maggiori capacità comunicative: relazionarsi con un altro, anche se invisibile, li aiuta a imparare a elaborare le informazioni e a interpretare il mondo. Sono anche più pronti a mettere in atto soluzioni di fronte a situazioni nuove. I bambini danno di solito al Doppio un nome inventato o storpiato. Questo è il primo segreto tra i due componenti della coppia. Anche il linguaggio che il bambino usa per parlare con il suo Doppio è inventato. L’idea di avere un segreto e di essere solo in due a saperlo rafforza nel bambino l’immagine del sé come soggetto che ha la forza e il consenso di due persone e questo può offrire maggior sicurezza nell’affrontare il mondo esterno. Il Doppio è un amico speciale, l’amico di cui ci si può fidare ciecamente, che non farà mai la spia e non abbandonerà mai il suo creatore per un altro amico. Il compagno immaginario si modifica col passare del tempo, cambia, anche perché una delle sue caratteristiche è quella di essere confidente del bambino, che vuole consultarsi con lui su problemi che lo preoccupano in quel momento e quindi cresce insieme al suo inventore. Un’altra funzione del Doppio è quella del “rispecchiamento”: il bambino si rispecchia nell’altro immaginario, costituendo così un’immagine del sé. Nel personaggio immaginario con cui dialoga tutti i giorni, il bambino riversa tutte le immagini di sé che ha raccolto nelle relazioni con gli altri, in particolare con gli adulti. Il bambino quindi aggiusterà e aggiornerà la sua immagine di sé in base a ciò che a sua volta l’Altro da sé gli trasmette. Il Doppio però non ha solo le caratteristiche del suo creatore, ma assume anche tratti delle persone vicine al bambino; in esso il bambino riversa anche tutte le sue conoscenze sul mondo sociale, ossia l’insieme degli adulti che dettano regole e dicono cosa si può fare e cosa no. L’aspetto più importante della relazione con questo Altro consiste nel fatto che con lui si può dialogare e discutere, a differenza che con gli adulti, visti dai bimbi spesso come troppo concentrati su di sé per mostrare interesse nei loro confronti. Con lui il bambino si esercita nella pratica del problem solving, perché concede un tempo senza limiti all’elaborazione di nuove soluzioni per ogni problema. In questo processo l’Altro funge da mediatore e negoziatore; diventa un’agente socializzatore che facilita il bambino nell’ingresso nella società di appartenenza, dandogli la possibilità di ripetere più volte le stesse prove, senza essere rimproverato per gli errori commessi. La continua interazione faccia a faccia col proprio Doppio insegna al bambino a rapportarsi più facilmente con gli altri, grazie all’acquisita capacità di patteggiare e negoziare col Compagno immaginario. Il Doppio diventa quindi una figura di appoggio nell’interazione tra Io e Me, tra mondo esterno e sé. I bambini che creano un Amico Immaginario hanno quindi un alleato nella creazione dell’immagine di sé e nella relazione col mondo esterno adulto a volte, per loro, davvero incomprensibile. Costruendosi un mondo immaginario popolato da amici condiscendenti, il bambino impara a definire i confini esatti tra realtà e immaginazione, ad affrontare i propri impulsi negativi, odio, paura, menzogna che attribuisce all’amico immaginario, mentre lui può assumere il ruolo del buono che rimprovera e punisce. Questi esperimenti di buona e cattiva condotta rappresentano i primi sforzi del bambino per conformarsi alle aspettative dei genitori. Attraverso gli amici immaginari può vestire a piacimento i panni del ribelle o del bambino fragile e indifeso, verificando di volta in volta quali effetti sortiscono i diversi comportamenti. Parallelamente usa i suoi “falsi amici” per conoscere meglio se stesso, ha la possibilità di assumere i ruoli che gli permettono di identificarsi con l’uno o con l’altro dei genitori. Inizia quindi a capire cosa significa esercitare un’autonomia o disporre di un’autonomia.
Cosa deve fare un genitore?
Innanzitutto tranquillizzarsi e pensare che è tipico di molti bambini immaginare di avere un amico uguale o molto diverso da lui. Chiedere informazioni sul chi è l’amico immaginato, aiuta il genitore a capire che tipo di paura o desiderio ha il suo bambino. Stare al gioco del proprio figlio, mantenendo separate la realtà dalla fantasia aiuta il bambino a fidarsi del genitore e a condividere con lui un magico viaggio nella fantasia. Quindi impariamo ad osservare i nostri bambini, restando defilati, mentre interagiscono con l’amico; sarà uno spunto per numerose riflessioni sulle modalità del bambino di interagire con gli altri, sui suoi bisogni e sui suoi desideri. Quando il bimbo gioca o parla con l’amico immaginario spesso gli confida le sue paure, le sue aspettative ed i suoi segreti.: quindi bisogna osservarlo discretamente in modo che non si inibisca e si senta spiato. Non dire che l’amico non esiste, che sta parlando con il muro: non è consigliabile allontanare il bambino dall’amico spiegando che non esiste, lui lo sa benissimo, ma sarebbe come far crollare il castello dei nostri sogni, allo stesso tempo è bene non enfatizzare la cosa ma accettarla come tale senza dare comunque un peso eccessivo. Dire “ è una cosa stupida”, ferirebbe il bambino con il risultato che farà sempre più fatica a confidarci il suo mondo interiore. L’amico immaginario un bel giorno scomparirà ritornando nello stesso posto da cui è arrivato, poiché sarà sostituito da nuovi giochi, da nuove relazioni con i compagni di classe, l’arrivo di un fratello. Nel caso in cui il bambino vi chieda di interagire con il suo compagno di giochi, cercate di cogliere i bisogni latenti: giocare con l’amico immaginario vi potrebbe fornire una chiave di lettura di molti atteggiamenti del vostro bambino. Lasciate spazio all’espressività del bambino. Il gioco è fondamentale per lo sviluppo del pensiero creativo e narrativo del bambino. L’adulto non deve mai sminuire o deridere il bambino che esprime la propria interiorità, perché in quest’amico il bimbo investe molto di sé stesso, ne andrebbe della sua autostima e della fiducia che ripone in se stesso. E’ fondamentale anche in questo caso lasciare che il piccolo si sperimenti e scopra la dimensione del gioco finzione. L’amico immaginario è un amico dei bambini, per i grandi non esiste. Sebbene il bambino non vada deriso o limitato, l’adulto deve cercare di rimanere ancorato alla realtà. Per questo, è importante che il vostro piccolo possa esprimersi senza però essere eccessivamente sollecitato, ad esempio parlando come se l’amico immaginario esistesse davvero. Se il vostro bambino richiede una vostra interazione con l’amico immaginario (comprare i vestiti, da mangiare) rimanete legati alla dimensione del gioco, fingendo di dargli da mangiare o di vestirlo. Bisogna evitare tutti i tentativi di renderlo reale, riservandogli uno spazio fisico, quindi per esempio “si dovrà apparecchiare la tavola” con piatti e pappa rigorosamente invisibili. Ciò che il genitore deve fare è costruire un dialogo costante con il bambino per capire i suoi stati d’animo, le sue eventuali ansie o paure, se sta bene oppure è in ansia per qualcosa, se a scuola è felice. Per i bambini, soprattutto in età da scuola materna, accettare che i genitori siano assenti, magari per l’intera giornata a causa del lavoro non è sempre facile, ecco che allora l’esserci da parte del genitore significa entrare in sintonia con il proprio figlio, facendogli capire che noi lo stiamo pensando, gli diamo parte del nostro tempo, ciò gli infonderà fiducia e sicurezza. La preoccupazione dei genitori che il figlio stia confondendo i propri desideri con la realtà in genere raggiunge l’apice quando il bimbo attribuisce all’amico immaginario colpe o responsabilità non sue. Tuttavia, questo genere di bugia rappresenta solo il desiderio del bambino di essere più “buono”. In questi casi è importante fargli notare con affetto, senza rimproveri ne accuse, che si capiscono le sue esigenze. Riconoscendo il desiderio del bambino, ma ristabilendo la verità, lo si aiuta a prendere coscienza tra realtà e immaginazione. Quando il bambino si sentirà pronto, lascerà anche da solo il suo magico amichetto. Questo di norma , succede intorno ai 7/8 anni d’età grazie anche all’inserimento del bambino nella scuola elementare e all’ampliamento della sua vita relazionale. Se l’abitudine di interagire con l’amico immaginario perdura oltre i 10 anni d’età, può essere utile rivolgervi ad uno specialista per indagare più a fondo.

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