L’arrivo di un fratellino…cosa accade?

L’arrivo di un fratellino è un’esperienza insieme coinvolgente e positiva, ma anche difficile da metabolizzare, e a volte , anche traumatica. Dalla triade mamma-papà-figlio si passa ad una dinamica affettiva molto più ricca e complessa, costituita dalle molteplici interazioni tra fratelli e tra loro e i genitori. Gli equilibri esistenti cambiano in modo drastico. Già noi adulti non amiamo molto i cambiamenti, perchè se da una parte destano la nostra curiosità, dall’altra abbiamo paura di perdere cose che conosciamo; per un bambino, l’arrivo di un fratello, che è di fatto uno sconosciuto, rappresenta una minaccia ancora più grande di perdere le cose che conosce facendogli perdere la sicurezza. Spesso si tende a sottovalutare l’importanza del momento in cui, all’interno dell’unità familiare, si costituisce il sottoinsieme dei figli; invece è uno spazio fondamentale in cui i bambini possono cimentarsi in un rapporto con i coetanei. I fratelli litigano, si appoggiano, si aiutano, si imitano uno con l’altro, imparano a competere, a negoziare a cooperare, a creare un legame affettivo. Tutto ciò ovviamente si struttura nel tempo. Ciò che invece è subito evidente è l’esplosione di gelosia del primo figlio verso l’intruso, che lo ha detronizzato nel regno dell’”amore assoluto” dei suoi genitori. Quando arriva un fratellino, la realtà sembra confermare le sue paure e fantasie: questo intruso entra nei pensieri di mamma e papà. La mamma ha un bel dire che nel suo cuore c’è spazio per tutti …. le cose in realtà cambiano. Le richieste cambiano. Le aspettative verso chi c’è già sono che questi possa “capire” e accogliere con gioia questo nuovo arrivo. Il fratello maggiore deve quindi diventare velocemente e incomprensibilmente più grande.

IL piccolo geloso invece, quando vive una situazione destabilizzante, ha la voglia di tornare piccolo e di avere l’attenzione degli adulti che si prendono cura.

Il piccolo geloso vive una fase dura della sua vita, forse la prima veramente dolorosa, ma è una prova necessaria alla sua crescita. Spesso i suoi sentimenti non vengono compresi, ci si prende gioco di lui, si deridono le sue manifestazioni di gelosia, oppure lo si punisce pretendendo un comportamento di responsabilità.

Winnicott ( psicoanalista inglese) ,diceva che “la gelosia è normale e salutare, nasce dal fatto che i bambini si amano, se non sono capaci di amore, non dimostrano nemmeno gelosia”. Questo fa capire come la gelosia sia positiva, mentre si è abituati a darle una connotazione negativa o un problema. La gelosia è definibile come il timore di perdere il possesso esclusivo della disponibilità affettiva della persona da cui ci si sente amati. Il geloso non teme di perdere l’amore (come erroneamente si crede), ma si rifiuta di perdere l’esclusività del rapporto amoroso. Così il bambino vuole che la mamma voglia bene solamente a lui, e non anche al fratello, non comprendendo che ciò non comporta perdere il suo amore. La gelosia inoltre si nutre della pretesa di bastare affettivamente all’altro. La persona gelosa pretende inconsapevolmente di “essere tutto” per l’altro, di colmare con la propria presenza tutti i bisogni affettivi della persona amata. La gelosia mette in luce la difficoltà emotiva ad accettare il proprio limite di importanza nel rapporto con la persona amata. Il tipico rimprovero del bambini: “perché mi hai fatto un fratellino? Non ti bastavo io?”, mette in luce la difficile rinuncia che costituisce il superamento stesso della gelosia. Per sua natura la gelosia rappresenta il sentimento tipico del primo figlio. Questi sperimenta la perdita dell’esclusività goduta nel rapporto con i genitori, diversamente dai fratelli nati dopo. Il secondo e terzo figlio normalmente si trovano già a dover condividere l’affetto e le cure dei genitori di conseguenza temono meno intensamente la perdita dell’esclusività. Alcune circostanze possono rendere più intensi i vissuti di gelosia, come per esempio il protrarsi per lungo tempo della condizione di figlio unico.

Provare la gelosia, poterla esprimere e in seguito poterla superare è una fase fondamentale della crescita, che permette al bambino di arricchire il suo mondo interno, rivela la sua capacità di amare e di essere amato, Amare significa desiderare, voler bene ad un altro, sentirsi attaccato a lui e anche aver paura di perdere questo attaccamento. Sentirsi amato inoltre fa nascere il timore di possibili rivali. Quando il bimbo è molto piccolo dà per scontata la presenza della mamma, le gratificazioni dei suoi bisogni gli danno l’impressione che è un tutt’uno con la mamma, non è in grado di amarla. Man mano che cresce si rende conto che la mamma appartiene al mondo esterno a lui, che può esserci o non esserci, quindi diventa un oggetto da tenere stretto e a cui attaccarsi.. Inoltre il bambino scopre di non essere l’unico oggetto d’amore della mamma, vedendola fare altre cose, accudendo il papà: nasce la gelosia, come paura di perdere l’oggetto d’amore ed invidia per il possesso dell’altro. La nascita di un fratello, non fa che rinforzare questo processo. Immaginate per gioco che vostro marito torni a casa e vi dice che ha intenzione di prendere una seconda moglie, oltre a voi, e immaginiamo che dica le frasi che spesso usiamo per comunicare a un bambino l’arrivo di un fratellino…

La comparsa della gelosia è molto utile e positiva, perché il bambino comincia a riconoscere che gli interessi materni sono tanti e che non si è al centro del suo universo: è una tappa dolorosa per la conquista della sua indipendenza. Se non fosse così, la mamma manterrebbe il proprio figlio in uno stato di illusione simbiotica, tale da renderlo immaturo e egocentrico: il bambino deve poter rinunciare alla sua onnipotenza, un sentimento che i genitori hanno giustamente rinforzato nei suoi primi mesi di vita per favorire in lui la fiducia nel mondo a favore dei no, capire che non può avere sempre tutto, non può rimanere un bambino a cui è permesso tutto. La presenza di un fratello costituisce uno di questi limiti. Inoltre, possedere un fratello, permette al bambino di imparare a condividere l’amore dei genitori, trovando il proprio spazio e la propria autonomia. Per poter entrare nel mondo sociale deve essere in grado di instaurare rapporti affettivi profondi insieme ad altre persone. La sofferenza provocata dalla gelosia poi , impone al bambino la necessità di trovare soluzioni per attenuarla e per superarla. Le strategie che userà saranno un arricchimento nella sua vita affettiva e cognitiva. Constatare poi che nonostante i timori iniziali, non ha perso l’amore dei genitori, dà al bambino un’enorme sicurezza e serenità. Senza una verifica concreta, sperimentata direttamente da lui, le fantasie di possibili rivali potrebbero perdurare all’infinito lasciandolo in uno stato d’ansia terribile. Ecco perché la paura dei genitori di mettere al mondo un secondo figlio che possa danneggiare il primo è infondata. Molti genitori non fanno il secondo figlio, o vivono con il senso di colpa nei confronti del primo come se gli avessero fatto un gran torto invece di un bel regalo. Oppure passano la gravidanza sperando che il grande non diventi geloso dopo la nascita del fratello, mentre al contrario, dovrebbero temere semmai che il bambino affronti l’esperienza di un fratello senza il naturale processo della comparsa della gelosia e del suo superamento.

E’ un luogo comune pensare che i figli unici non debbano soffrire di gelosia. Mancherà al figlio unico l’occasione per far emergere tale sentimento, ma non sarà immune all’esperienza della gelosia. Essa si manifesterà semplicemente in altre circostanze, come ad esempio nel rapporto di coppia, degli amici o dei compagni di classe (non sopportando le attenzioni che la mamma riserva loro quando sono invitati alla festa di compleanno, facendo molta fatica a condividere o prestare i propri giochi nelle poche occasioni in cui è necessario). Le reazioni di gelosia possono essere inoltre riferite alle persone di cui la mamma deve “occuparsi” per lavoro. Capita che i bambini mostrino antipatia e risentimento verso gli alunni della mamma insegnante, di bambini da lei assistiti se esercita la professione di pediatra, e perfino nei confronti degli animali di casa. I figli unici pertanto non sono esenti dalla gelosia. Hanno forse meno occasioni per fare i conti con i “diritti affettivi” di un altro. I genitori hanno pertanto, minori possibilità di aiutarli a elaborarla in senso costruttivo.

La gelosia si può osservare secondo Freud, con maggiore facilità dai 2 anni e mezzo ai 4 o 5. Se la differenza è minore, il bambino si trova già un rivale quando in lui si risveglia un’attività psichica più intensa ed è più facile adattarsi, se la differenza è maggiore, il bambino vede con una certa simpatia l’oggetto interessante, se la differenza è più di 8 anni possono entrare, specie nelle femmine, impulsi premurosi materni. Secondi Winnicott, la comparsa della gelosia è intorno ai 15 mesi, e in effetti gli studi più recenti confermano ciò perché il bambino è sufficientemente maturo per capire che ha un rivale in amore nel rapporto con la madre. Il momento più critico è intorno ai 2-3 anni, periodo in cui il bambino comincia ad individuarsi persona autonoma, senza però tutti gli strumenti che gli permettono di padroneggiare la consapevolezza della sua individualità. In questa età è più probabile che voglia essere ancora piccolo e protetto piuttosto che apprezzare la sua crescita. Inoltre sperimenta sentimenti e emozioni in modo molto intenso e diretto, senza essere in grado di controllarli: per questo la gelosia sarà molto evidente. Ma può comparire anche in bambini molto grandi, di 10-12 anni o adolescenti che però hanno più strumenti per fronteggiarla in modo meno esplosivo.

La gelosia non è l’unico sentimento provato nei confronti del fratello appena nato: inizialmente si è attratti da questo “esserino” abbastanza simile a lui, così come prima era attratto da tutti i bambini. E’ incuriosito da tutte le manifestazioni del neonato, prova tenerezza per le sue espressioni, soprattutto per i suoi sorrisi. Davanti ai propri coetanei si sentirà orgoglioso del fratello, vorrà mostrarlo, proteggerlo, difenderlo. In seguito sarà desideroso di condividere con lui le sue esperienze e di avere vicino qualcuno a cui insegnare le proprie conquiste. Sarà inoltre felice di avere un alleato, un complice nei confronti dei genitori, qualcuno con cui dividere la ribellione o la punizione o sfidare la loro autorità. Il figlio unico, invece si trova ad affrontare da solo i grandi. Tutti questi sentimenti positivi costituiscono la base dell’amore e dell’affetto verso il fratello, ma è anche inevitabile che la sua presenza susciti rabbia e gelosia per le cure amorevoli che riceve. Tutte le cure date al bimbo piccolo lo irritano, più che la presenza in sé del fratello. L’emergere della gelosia sembra far scomparire tutti gli altri sentimenti, ma questi esistono sempre. Man mano che la gelosia si attenuerà e si ridimensionerà, nel rapporto tra fratelli saranno più evidenti tutte le altre componenti. Il sentirsi complici e rivali è una condizione affascinante, che i bambini continuamente ripropongono: si stuzzicano, si provocano, si fanno i dispetti e godono della possibilità di sperimentare tutto ciò in un legame sicuro e soprattutto possedendo i medesimi genitori.

Nelle famiglie con più figli, i secondi o terzi hanno già sperimentato una realtà di amore condiviso. Si potranno creare più dinamiche fraterne: i più grandi si alleano contro il piccolo, oppure il primo si erge a difensore del più piccolo contro il secondo, riacutizzando la gelosia che aveva provato per quest’ultimo; oppure il grande si sente nuovamente tradito dalla nascita di un ulteriore fratello e si allontana isolandosi. Sicuramente la posizione del figlio di mezzo è la più difficile, perché non ha i vantaggi del primo figlio il più grande, e non ha neppure i vantaggi dell’essere il più piccolo. Cercano e avranno bisogno di più attenzioni, anche se spesso si dirigono verso l’esterno ottenendo successi a scuola o con gli amici diventando più facilmente autonomi. Sviluppa di solito doti di equilibrio, di socievolezza, simpatia proprio per la sua posizione intermedia. Se i figli sono più di tre le possibili combinazioni saranno maggiori e in parte sarà più semplice trovare delle soluzioni.

Come si manifesta la gelosia: i comportamenti possono essere diversi a seconda dell’età e del carattere del bambino. A volte compaiono subito, a volte anche prima della nascita o anche molto dopo. Infatti alcuni pensano che il fratellino sia di passaggio e così lo accettano di buon grado, dopo si chiedono perplessi quando se ne andrà il nuovo arrivato. Inoltre anche il modo di esprimerla cambia, a volte in forma diretta, altre volte in modo più nascosta. Quando il bambino è un po’ più grande può avere dei sensi di colpa per cui egli cercherà di mettere in atto strategie difensive che mascherano la sua gelosia o che la compensino. La prima manifestazione è la rabbia, il bimbo urla, scalcia, colpisce, provoca una grande confusione, soprattutto nei bambini piccoli che non sanno tollerarla perché hanno un apparato psichico poco maturo. Il bimbo diventa insopportabile, basta una piccola contrarietà per scatenare una crisi di nervi. Anche i capricci possono aumentare: il bimbo diventa ostinato, esigente, pretende sempre qualcosa senza essere mai soddisfatto: vuole tutto e niente, ma soprattutto vuole ottenere l’attenzione dei genitori per sé. Le aggressioni dirette sono le manifestazioni più esplicite della gelosia: possono assumere le forme più svariate, dagli insulti, agli schiaffi, ai morsi fino ai tentativi di eliminazione del fratello; ovviamente più è piccolo il bambino geloso e più può diventare pericoloso. Il bambino inoltre può manifestare i mutamenti d’azione, cioè improvvisamente trasforma un’azione tenera e affettuosa verso il fratello in un’azione violenta: il bacio diventa un morso, una carezza diventa uno schiaffo. Questi cambiamenti repentini rappresentano l’ambivalenza che il bambino ha per il fratello, l’amore e la voglia di eliminarlo. Un altro segno di gelosia è la proiezione sul fratello di suoi sentimenti: il bambino lo accusa di volergli del male, di essere cattivo nei suoi confronti, si lamenta con i genitori dei suoi comportamenti. Il bambino geloso può inoltre denigrare e svalutare il fratello dicendo che è brutto, non è capace a fare niente oppure può tenere a bada la sua gelosia ignorandolo totalmente, comportandosi come se non ci fosse. Si mantiene distante, evita di guardarlo, o di guardare la mamma mentre allatta, passa molto tempo per conto suo, nella sua stanza, si comporta come se non fosse successo niente. I bambini possono anche infuriarsi con i genitori che l’hanno messo al mondo, li tratta male e trova mille modi per fargliela pagare per la bella idea. Non è facile fronteggiarlo specialmente nei giorni subito dopo il parto in cui si è più stressati. Se poi un genitore ha i sensi di colpa per la seconda gravidanza, vivrà molto male questi attacchi del figlio pensando di aver sbagliato proprio tutto e creando ansia continua. L’ansia e i sensi di colpa nel genitore scatenati dal bambino lo possono rendere ancora più insicuro e convinto di aver ricevuto un torto, la sua gelosia si rinforzerà invece che attenuarsi. E’ importante che il genitore possa accettare e comprendere la rabbia del bambino con tranquillità e trasmettergli la convinzione che il tutto sarà un’esperienza positiva. I bambini inoltre possono attaccare gli altri, sia conosciuti che estranei, invece che i genitori. Spostano la loro rabbia invece che sulla mamma sugli altri, sfogandosi e proteggendosi dai sensi di colpa. Piuttosto che prendersela con la persona più amata, preferiscono prendersela con una maestra, una zia, trattandola male, rifiutandola. Anche le persone estranee possono diventare bersaglio. Un’altra manifestazione è inoltre di ignorare la mamma, non parlandole, stando distanti, non chiedendole niente. E’ come se volessero punirla per aver preferito un altro a lui e poi pensano che stando distanti evitano altre delusioni. La manifestazione opposta è l’abbarbicamento a lei, si avvinghiano, o si sottomettono per riconquistarla; non la lasciano mai, temono le separazioni, la seguono sempre. Anche la richiesta di contatto è un’altra manifestazione di gelosia: il bambino ha bisogno di continue rassicurazioni di essere ancora amato e voluto, vuole più coccole, vuole stare in braccio, vuole attenzione nell’addormentarsi. Il contatto fisico gli da la certezza di non perdere un legame importante. La regressione è la manifestazione più tipica: il bambino cerca di identificarsi con il fratello, cercando di tornare a periodi precedenti della sua storia, quando aveva l’amore assoluto della mamma; bagna il letto, si riattacca al biberon, parla in modo infantile o non parla affatto, perde le autonomie nel mangiare, o nel vestirsi. Di solito non dura molto, ma mette a dura prova i genitori. Alcuni bambini chiedono di succhiare il seno per vedere se hanno ancora accesso al corpo materno. Sono frequenti anche pianti, lagne, piagnucolii continui, tristezza. Aumentano gli incidenti come il cadere più spesso, il ferirsi, farsi male, cosicché attirano l’attenzione della mamma e si autopuniscono per i propri sentimenti aggressivi. In alternativa agli incidenti si può manifestare una vera e propria somatizzazione dei sentimenti depressivi; il bambino può diventare inappetente e di conseguenza perdere peso, oppure febbretta che non passa, asma. Il bambino si può anche svalutare perché si sente cattivo e incapace, in colpa per i propri istinti aggressivi; pensa che se fosse stato buono i genitori non avrebbero voluto un altro bambino. Comincia così a svalutarsi e a aumentare la sua insicurezza.

Un altro comportamento per tener a bada la gelosia è impegnarsi in un atteggiamento modello, assennato e obbediente. Il bambino si sforza di corrispondere ai desideri dei genitori. Può presentare inoltre ansie per il fratello, chiede costantemente rassicurazioni per la sua salute, ha paura che si faccia male, che pianga. Il significato di questa ansia è da ricercarsi sempre nei suoi istinti aggressivi che se molto intensi il bambino può temere che abbiano conseguenze disastrose per il fratellino. Si sente così responsabile per ogni malessere del fratello, è come se pensasse di averlo causato lui stesso. Per lo stesso motivo può proiettare la propria distruttività su animali o personaggi immaginari. Si sveglia con la paura di mostri, draghi, serpenti, oppure sviluppa una fobia per i cani, uccelli. Nel 2° e 3° anno di vita queste paure sono frequenti anche senza la nascita di un fratello perché cominciano gli impulsi aggressivi che non sa controllare. In altri casi la fobia può riguardare “piccoli” animali, simboli del “piccolo” fratello, che il bambino può temere o vuole schiacciarli e distruggerli con soddisfazione. Il bimbo inoltre può presentare il diniego, cioè negare i suoi sentimenti negativi e trasformarli in gentilezza nei confronti del fratellino, riempiendolo di regali. Si capisce che è diniego dai comportamenti troppo gentili e premurosi, l’abbraccio a volte diventa stritolamento, infine il bimbo appare stressato, ipersensibile perché l’azione difensiva è faticosa ed impegnativa.

Il bimbo poi può diventare esibizionista, mostrando con orgoglio i propri giochi, i vestiti, sottolineando il sesso opposto a quello del secondo nato a volte denigrandolo. Il bambino può spostare i sentimenti distruttivi contro i coetanei con i quali può litigare senza sentirsi in colpa. Infine, per paura di essere ancora più detronizzato dal nuovo nato, si attacca ai propri oggetti e ne difende la proprietà esclusiva, il lettino, i giochi, anche oggetti del passato che non usa più.

Come il bambino può superare la gelosia?

La gelosia non passa da sola e il suo influsso sulla personalità può essere contenuto in termini accettabili o magnificarsi anche in conseguenza dell’intervento educativo cui è sottoposta. L’azione dei genitori può dunque, facilitare la risoluzione o lasciare delle ferite aperte che possono caratterizzare tutti i rapporti affettivi seguenti. La gelosia , se ben gestita, può essere superata aiutando i figli a compiere le rinunce che favoriscono il formarsi di una struttura affettiva più matura.

Abbiamo a disposizione 4 processi: l’interiorizzazione di esperienze soddisfacenti, l’immaginazione, la capacità di identificazione e la scoperta del piacere di condividere.

Il continuare a vivere momenti felici di soddisfazione dei propri bisogni e di conforto fornisce al bambino una sicurezza e positività che lo aiuta a superare la gelosia, la cui matrice principale è la paura dell’abbandono e della perdita dell’amore. Quanto più il bambino accumula ricordi positivi tanto meno si sentirà la minaccia della presenza del fratello. Noterà che i genitori si dedicheranno a lui tutte le volte che lui vorrà e scoprirà che il loro amore è ugualmente intenso anche se non più esclusivo.

Attraverso l’immaginazione il bambino scoprirà che potrà avere fantasie distruttive sul fratello, cariche di odio e rabbia, ma che non sortiranno nessun effetto perché non modificano la realtà: il fratello continua ad esistere e i genitori continuano ad amarlo. Con l’immaginazione può scaricare ed esprimere la propria aggressività e la gelosia si trasforma così nella capacità più matura del continuare ad amare con idee di distruzione. Con la fantasia inoltre si possono far rivivere oggetti, animali, persone a suo piacimento che possono rappresentare il fratello o i genitori “cattivi”.

Con la capacità di identificazione il bambino impara a mettersi nei panni dell’altro condividendone gli stati d’animo, i comportamenti e i vissuti. Si può identificare con il fratello, prendendone i privilegi, o con la mamma prendendosi cura del piccolo e sentendosi gratificato per questo.

Anche il condividere gli spazi, gli ambienti comuni, dà origine a scontri ma dà contemporaneamente l’occasione per vivere insieme il calore del senso di appartenenza.

A volte i bambini sembrano averla superata la fase della gelosia acuta, ma dopo qualche tempo la ripresentano: questo è normale soprattutto in concomitanza di cambiamenti nella vita familiare, dell’ingresso a scuola, ecc. Il problema sorge quando il bambino non può esprimere la gelosia, quando è costretta a soffocarla perché nessuno intorno a lui la tollera. A volte la gelosia in età adulta non è altro che lo spostamento di una gelosia primaria non espressa, e per questo più difficile da superare.

Come la famiglia si può organizzare quando aumenta di numero?

Durante la gravidanza è meglio preparare il bambino alla nascita, nei giusti modi e tempi, aiutandolo a prevedere la presenza di un fratello. Non bisogna creare un pensiero ossessivo, ma prendere l’argomento ogni tanto e soprattutto con un atteggiamento positivo dei genitori per l’evento, perché il bambino è più attento allo stato emotivo più che alle parole. Il clima dentro casa non deve però essere sempre allegro a tutti i costi. Se la mamma è stanca o preoccupata per qualche complicazione, non deve pensare di non farlo sentire al bambino perché pensa di influire negativamente, anzi è bene dare al bambino una versione realistica . Il bambino sarà quindi preparato alla normalità delle sue reazioni negative vedendo che i genitori si permettono le proprie.Anche il nascituro non risente negativamente delle ansie e dei sentimenti a volte ambivalenti della mamma, perché comincia a fare esperienza, già nell’utero, della ricchezza delle emozioni umane. La sofferenza ci sarebbe nel vivere in un ambiente freddo e controllato.

Per abituare il bambino all’evento lo si potrebbe portare da un’amica che ha un figlio piccolo per fargli vedere come è un neonato, si possono leggere libri che parlano di donne incinte, si può parlare delle esigenze di un neonato, cosa comunica con il pianto. Si possono fare dei preparativi pratici come comprare i vestitini, abbellire la stanza con disegni, che diverta il bambino senza stressarlo. Al momento della nascita, se avviene in casa bisogna decidere se non far assistere al parto il bimbo, o fare scegliere a lui. Se ci sarà è necessario comunque che sia abituato e a suo agio con il corpo nudo della mamma e soprattutto preparato a quello che accadrà: attraverso foto, libri si sarà descritto cosa accade, le posizioni della mamma, i suoni che emetterà. La differenza tra una ferita e il sangue che si perde nel parto, come è fatta la placenta e il cordone ombelicale; inoltre lo si potrebbe far incontrare una volta con l’ostetrica.

Durante il parto una persona dovrà prendersi cura di lui e delle sue esigenze, in modo che i genitori siano liberi di pensare a loro. Bisogna però pensare che il bambino ha un apparato psichico non ancora ben maturo, non è sempre in grado di digerire e affrontare l’intensità de parto, l’eccitazione, le sensazioni e le emozioni che l’accompagnano soprattutto in una cultura che non facilita tanto il contatto con glia spetti corporei della vita. Quindi la scelta va ben ponderata, tenendo presente soprattutto il proprio bambino, la sua sensibilità e le sue capacità.

Se si partorisce in ospedale, bisognerà avvertire il bambino che la mamma si assenterà per qualche giorno, e senza opprimerlo si forniranno tutte le spiegazioni. In quei giorni si occuperà di lui la nonna, la zia , e se possibile oltre al padre scegliere una sola persona di riferimento piuttosto che sballottarlo tra tante figure. Se le doglie compariranno di notte, sarà bene informarlo che potrebbe svegliarsi e non trovare la mamma. Alcuni genitori lo vogliono comunque salutarlo prima di uscire di casa. Se l’ospedale lo permette, si potrà portare a trovare mamma e fratello, anche dietro un vetro. Forse è meglio questo approccio graduale invece che vederlo subito in braccio alla mamma. Se il bambino si rifiuta di andare, non è necessario forzarlo, ha bisogno di più tempo.

Un buon comportamento potrebbe essere quello di organizzare la stanza per il figlio più grande. Questo non va fatto qualche settimana prima della nascita, perché potrebbe sembrare un allontanare il figlio. Sarebbe bene farlo diversi mesi prima del parto in modo che il bambino possa consolidare l’idea di avere una stanza propria, e se non è possibile, creargli un suo spazio, arredato come vuole lui, in cui può sistemare le sue cose. Si possono attaccare i suoi disegni, le sue foto, mettere una sua mensola, o un armadio per mettere i suoi giochi e “proteggerli” quando il fratello sarà in grado di prenderli “ ho dato la chiave di un armadietto a Lorenzo in cui ha messo tutti i suoi giochi…. era felice perché si sentiva grande a tenerla con il suo portachiavi …..e la mostrava a tutti…”. La definizione di uno spazio personale è molto importante per un bambino perché lo aiuta a conquistare la propria dignità e lo porta al rispetto degli spazi altrui e delle regole sociali.

Dove far dormire il neonato?

In camera con i genitori o con il fratello? Non c’è una regola, bisogna vedere le caratteristiche della casa, le proprie convinzioni personali, come si manifesta la gelosia del primo figlio. Alcuni riescono a convincere il grande a stare nelle propria camera per il vantaggio di dormire tranquillo senza essere svegliato da lui e dai pianti. Per altri, questa scelta non è realizzabile o perché non capisce il vantaggio di stare da solo o perché ancora risveglia lui. In questo caso si faranno dormire i piccoli insieme o nella loro stanza o con i genitori, questo dipende dai genitori che vogliono difendere il loro spazio oppure approfittare della comodità di dormire tutti vicini. Nel caso in cui i bambini dormiranno insieme, impareranno presto a farsi compagnia reciprocamente nei momenti del risveglio e ciò faciliterà un senso di complicità tra loro.

Quando inserire il grande a scuola?

Frequentare un gruppo di coetanei è molto importante, sia perché per un po’ è distratto dalla continua presenza del fratellino, sia perché comincia a utilizzare uno spazio di autonomia. Se è già inserito in un contesto scolastico, non bisogna interrompere la frequenza dopo la nascita, anche per non fargli pensare che l’arrivo del fratellino gli sconvolga la vita. Si può parlare con le maestre per organizzare una festa o un semplice “brindisi” per essere diventato  fratello cosicché si trova al centro dell’attenzione e può raccontarlo agli amici. Se il bambino non si sente di festeggiare non bisogna imporglielo. Se non frequenta ancora la scuola non è il caso di inserirlo con la nascita del fratello, si confermerebbe l’idea in lui che i genitori vogliono allontanarlo. Si può fare o tre quattro mesi prima del parto o conviene aspettare diversi dopo, quando si riprende un equilibrio familiare. Tutti questi cambiamenti, come anche quello della stanza, o traslochi, modifiche di abitudini familiari, non vanno fatti nel periodo prima e subito dopo il parto. I cambiamenti sono fonte di stress e con la nascita del fratello avrebbero un significato molto distorto influenzato dalle emozioni scatenate dalla presenza del fratello. I bambini, tendono ad associare gli eventi a modo loro, fantasticando e creando legami di causa-effetto inesistenti. Il bambino , insieme al trasloco e alla nascita del fratello, rinforzano l’idea che i genitori si vogliano sbarazzare di lui, creando molta insicurezza.

I giochi possono essere utili per trasformare a suo piacimento una realtà difficile, per superare conflitti che lo turbano: bambole, pupazzi da accudire, nutrire, accarezzare ma anche da strapazzare, rimproverare, possono far spostare il conflitto con il fratello. Anche con i pupazzetti il bambino può inventare storie, far parlare i personaggi ed esprimere direttamente i suoi sentimenti e trovare fantastiche soluzioni ai suoi problemi. Anche i travestimenti consentono di interpretare vari ruoli e integrare le sue molteplici parti buone (il principe, la fata), e cattive (la strega, l’orco). Inoltre è utile anche il das, i libri di favole, attrezzi per sfogare rabbia come la cassetta degli attrezzi, o tende in cui rifugiarsi per uno spazio tutto per sé.

Cosa può fare un genitore per aiutare il bambino geloso?

La prima cosa da fare è accettare la gelosia, rendersi conto che è normale e salutare per il bambino, quindi non deve proteggerlo a tutti i costi o cercare di evitargli “il dolore”. Non bisogna neanche evitare di coccolare il nuovo nato o evitare di tenerlo in braccio o allattarlo davanti al grande, perché in primo luogo non è giusto per il neonato e poi perchè rende incapace il grande di affrontare tutte le emozioni dell’evento, lo rende sfiduciato sulle sue possibilità di affrontare la cosa, e ottiene la conferma che questa nascita sia davvero catastrofica perché i genitori fanno di tutto per nascondergliela. E’ importante mettersi nei panni del figlio geloso, cercando di comprendere prima di ogni cosa i suoi sentimenti, senza che questo significhi dare legittimità a tutti i comportamenti che essi suggeriscono di attuare. Capire il figlio è altrettanto decisivo: comprendere le sue difficoltà emotive non significa accettare le sue pretese di esclusività. I figli infatti, hanno diritto a essere compresi, non a essere giustificati. Si tratta pertanto di non mostrarsi né impauriti né sorpresi da tali sentimenti. Ci vuole un’accettazione incondizionata di tutti i sentimenti che il bambino manifesterà. E’ importante offrire al bambino esperienze gratificanti, in cui riceve affetto in forma diversa dall’accudimento di quando si è piccoli. Prendersi del tempo solo con lui affidando il piccolo a qualcun altro. Può essere buono dedicare la mattina al piccolo se il grande va a scuola e viceversa con il pomeriggio. La coppia genitoriale si può dividere, mentre la mamma allatta, il papà può stare con il grande, e spesso questo è il momento in cui il padre entra più in contatto con il grande. Se il bambino manifesta comportamenti regressivi, tollerarli, il bambino si deve sentire compreso e riconosciuto senza però rinforzarli, facendo capire che non è l’unica modalità per rimanere in contatto con i genitori. Non andrà punito se bagna il letto la notte, si possono assecondare le sue richieste temporanee anche se fanno parte di un vecchio repertorio. Accogliere qualunque regalo il grande faccia al piccolo: sono esigenze riparative alternate ai sentimenti distruttivi o aggressivi, in cui il grande vuole comunicare che è in grado di manifestare anche altri sentimenti. I suoi disegni possono essere messi anche dentro il lettino del piccolo. L’aggressività e l’ostilità che il bambino manifesta al fratello non va ignorata né disconfermata. Se gli si dicono frasi come “non l’hai fatto apposta, non volevi fargli del male tu sei così buono”, gli confermiamo che la sua aggressività è davvero pericolosa e che non la deve manifestare. Se vede che le sue intenzioni sono veramente cattive e che sono riconosciute ma al tempo stesso nessuno se ne spaventa, può riuscire a tollerare meglio l’ostilità dentro di sé senza sensi di colpa o senza la capacità di proiettarla. Si fa capire al bimbo che si comprende la sua rabbia verso il fratello, ma che si è sicuri che gli vuole molto bene e che si ha fiducia che con il tempo accetti la nuova situazione e può scoprire che può essere piacevole. Inoltre non è opportuno sgridarlo eccessivamente, non deve sentirsi un mostro di cattiveria: quando si fa, riferirsi sempre ai suoi comportamenti e non al suo modo di sentirsi. Alcune frasi genitoriali “mi fai morire” rinforzano le potenzialità aggressive del bambino che pensa che potrebbe veramente ucciderla, oppure può interpretare alla lettera frasi come “ guarda quei due si stanno ammazzando per un gioco”. Se capita qualcosa al piccolo ed è stato il grande, si può spiegare che si può rimediare, se non è stato lui, si spiega che l’incidente non è stato la conseguenza dei suoi sentimenti ostili.

Perché il processo di integrazione dell’aggressività avvenga, è necessario proteggere il bambino dalla possibilità di fare realmente del male al fratello, altrimenti si convince che la sua aggressività è realmente pericolosa. Bisogna quindi, bloccare il bambino con fermezza ma non con astio se sta per colpire il fratello, proteggere l’allattamento da invasioni, non lasciarli a lungo in stanza da soli. Il bambino ha bisogno di sentire che c’è un contenimento emotivo anche ai suoi impulsi più violenti. Quando un adulto non lo fa, è terribile per un bambino non avere dei freni, se il genitore non dice i no, che insegnano cosa si può fare e cosa no, il bambino è disorientato e insicuro. Un dialogo con i genitori, per esprimere i suoi sentimenti, può essere molto utile. È bene che nel parlare non ci sia sovrapposizione al bambino e che non gli si metta in bocca cosa che lui non ha detto, inducendo sentimenti che lui non ha provato.

Può essere utile sfogliare con il bambino la sua storia passata, le sue foto, fargli vedere che anche lui ha goduto delle stesse cure. Chiederà com’era lui da piccolo, cosa faceva, in cosa era diverso dal fratello, quali conquiste ha fatto e a che età, é un ulteriore modo per sentirsi amato.

Spesso un genitore ha una piccola preferenza tra i figli vuoi perchè hanno un carattere simile, vuoi perché hanno maggiore facilità di comunicazione, vuoi perché un figlio può presentare delle sue parti dolorose o inaccettate. I bambini sono differenti, quelli che piangono spesso, o sono dispettosi, o capricciosi sono oggettivamente meno amabili di quelli più tranquilli, solari, obbedienti.

Bisogna riconoscerlo e accettarlo dentro di sé senza sensi di colpa, ma bisogna verificare che ciò non determini disparità di trattamento tra fratelli: la consapevolezza aiuta sicuramente a evitare comportamenti ingiusti.

Se un figlio si rende conto della disparità e la comunica al genitore, non bisogna negarla e far finta di niente e dire che “per me siete tutti uguali”, perché i figli non ci credono e perdono la fiducia nel genitore, cogliendolo in fallo a ogni differenza. È meglio trovare una risposta più attinente alla realtà, alle frasi “preferisci lui, o non mi vuoi bene perché litighi di più con lui”, si può rispondere “ è vero preferisco lui per questi aspetti e te per questi altri, è vero il nostro carattere ci fa scontrare di più ma questo non significa che con ti voglio bene”.

Non è invece corretto fare regali a entrambi quando è il compleanno di uno. Bisogna anche porre attenzione a non fissare le differenze, perché i bambini crescono e non gli vengono riconosciuti i possibili cambiamenti: “lui è il distratto della famiglia, lui il simpatico, lui il responsabile”. Occorre anche evitare di lodare o rimproverare un figlio facendo il confronto con l’altro: ogni figlio deve essere libero di sviluppare le proprie caratteristiche individuali, senza sentirsi costretto a copiare il fratello o ad opporsi a lui. Anche la frase “ora sei grande” comporta una responsabilità eccessiva per lui, dovrebbe essere un piacere mentre diventa una serie di doveri o atteggiamenti pazienti verso il piccolo. Si possono dare delle ricompense all’essere grandi, in modo che vengano compensati gli svantaggi. Spesso parenti o amici fanno tanti complimenti al piccolo  incuranti dei sentimenti del grande. Se si nota che il grande ne soffre, offriamogli la nostra comprensione per come si può sentire e per il risentimento di fronte a questi vezzeggiativi.

Rispettiamo qualunque meccanismo di difesa adottato dal bambino per far fronte ai sentimenti di gelosia: va tollerato con pazienza aspettando e dando fiducia al bambino. Non anticipiamo manifestazioni di gelosia, quando il bambino non li dimostra. Come dargli il biberon se non lo chiede, incentivando la regressione. Aspettiamo di vedere quali sono le sue reazioni e cosa mette in atto per superarle.

Evitare frasi se non si conosce il sesso del nascituro, come “sarà una sorella, o un fratello, così potrete giocare insieme” ; si fanno promesse che non si possono rispettare, oppure “ è un regalo per te, lo abbiamo fatto per te, devi voler bene a tuo fratello, non devi essere geloso, guarda come è buono tuo fratello, non puoi essere come lui?”.

Quando il piccolo cresce, e inizia ad interagire con il fratello grande, i genitori dovrebbero evitare di interferire a meno che non si facciano male o per porre fine a un litigio. Hanno bisogno di lottare per sperimentare i loro confini, la forza del legame che li unisce, l’ambivalenza dei sentimenti. Gli adulti non devono avere paura per l’aggressività dei loro figli e non devono sempre cercare chi ha torto o ragione. Queste ansie impediscono di trovare le motivazioni profonde nella genesi dei conflitti.

Il genitore, nello sperimentare la gelosia dei figli, dovrebbe rianalizzare il proprio vissuto su questo tema per riuscire a comprendere meglio il bimbo senza proiettare su di lui le esperienze passate, le proprie ansie e i propri conflitti. I genitori che temono di più la gelosia dei figli, sono quelli che hanno vissuto senza superarla una forte gelosia per il fratello. Si rivivono così i conflitti attraverso i figli, e, a seconda della genitura parteggiano più per uno o per l’altro. Ovviamente non si può non condizionare i propri figli con le proprie aspettative, ma almeno bisogna esserne consapevoli.

A volte la gelosia invece di scomparire, aumenta: in questo caso, bisogna fermarsi a riflettere per trovare la strategia più adatta, verificando ed eventualmente cambiando i comportamenti usati. Potrebbe essere utile intensificare i comportamenti prima descritti come allargare gli spazi della gratificazione oppure rivolgersi ad un esperto.

La nascita di un bambino disabile, che necessita cure particolari rappresenta un evento stressante e doloroso per i genitori. I genitori si possono sentire schiacciati dal senso di colpa, dall’ansia per il futuro. In una situazione del genere il bambino grande si chiede molte cose, dalla gioia iniziale si è passati a una tristezza che fa piangere tutti. E’ bene informare il grande che ci sono dei problemi difficili da spiegare, ma quando la situazione sarà più chiara ne parleranno insieme. E’ importante dirgli la verità, è inutile rassicurarlo di un qualcosa che sente che non va bene. Di solito il bambino inibirà i sentimenti di gelosia perché si sentirà in colpa a odiare un fratello che è in difficoltà; non è giusto responsabilizzarlo precocemente con frasi “dovrai sempre aiutarlo” “ poverino come soffre” che non aiuteranno a far creare un legame tra fratelli.

BIBLIOGRAFIA

Angela Salini, “La gelosia del fratellino”

I. Stewart e V. Joines, „L’analisi transazionale“ Ed. Garzanti

Richard Woolfson, “Mamme, papà e bimbi” Ed Le Comete

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