Le paure nella prima infanzia

Baby’s Planet, desiderosa di aprirsi ai genitori dei bimbi che ospita nella sua struttura, ha pensato di offrire, a questi ultimi, uno spazio specifico di ascolto e approfondimento di alcune tematiche che caratterizzano, spesso, la quotidianità dei bambini e delle loro famiglie. Questo spazio sarà volto ad esplorare ed affrontare il tema delle paure nella prima infanzia. La paura è un’emozione di difesa utile alla crescita del bambino in quanto è capace di attivare in lui alcune reazioni che servono a difenderlo da potenziali pericoli. Sebbene, dunque, le paure siano episodi frequenti e comuni nella vita dei bambini, quando nostro figlio è in preda a quella intensa emozione, si vorrebbe essere capaci di scacciarla quanto prima per tornare a vedere il nostro bambino sereno e rilassato. L’obiettivo dell’incontro sarà, quindi, quello di conoscere le principali paure che caratterizzano i bambini di età compresa tra zero e un anno e mezzo, di capire come riescono ad esprimerle e quale sia l’atteggiamento migliore per aiutarli a fronteggiarle. Essere genitori non è facile. Partiamo da questo presupposto. Non esiste un bambino ugule all’altro, le sensibilità in gioco sono diverse e ache questo complica le cose: ciò che va bene per un figlio può essere inadeguato per il fratello. La maggior parte di noi, è abituata a considerare la paura come qualcosa di esclusivamente negativo, in realtà essa è un’emozione primaria di difesa, quindi è utile perché permette all’organismo di prepararsi in situazioni di pericolo reali o percepite soggettivamente come tali: esorta alla prudenza e aiuta a valutare un rischio. Negli animali, infatti, essa garantisce la sopravvivenza svolgedo principalmente una funzione di allarme. Negli uomini la paura ha perso la sua specificità e non è più necessariamente legata ad eventi reali, soprattutto nei bambini piccoli, può essere ricondotta ad una fantasia. Essa compare di fronte ad oggetti, persone o situazioni specifiche, quando si parla di ansia invece ci si riferisce ad uno stato di allerta generalizzato e non specifico. Nei bambini piccoli, le paure sono episodi frequenti e comuni proprio perché il bambino è consapevole della sua mancanza di autonomia e della sua vulnerabilità quindi della sua maggiore possibilità di essere esposto a pericoli per la sopravvivenza. Le paure, dunque, accompagnano la crescita e, a volte, marcano addirittura delle tappe importanti dello sviluppo psichico per cui possiamo veder ricomparire certi timori proprio all’avvicinarsi di specifici salti evolutivi. Alcune paure, anche se superate, potranno ripresentarsi nel corso dello sviluppo in occasione di eventi o esperienze particolari: nascite, lutti, cambiamenti di casa, di scuola. Bisogna anche considerare il fatto che le paure infantili traggono origine dal modo in cui il bambino tenta di fronteggiare i suoi conflitti interiori, ed è per questo che esse possono comparire improvvisamente e allo stesso modo sparire. La crescita non è un processo lineare, è invece caratterizzato da una costante altalena di passi avanti con brevi oscillazioni indietro, tra il desiderio di novità di interessi e apprendimenti e bisogno di protezione, rassicurazione e stabilità. Le paure cambiamo in base all’età e anche l’atteggiamento del bambino è variabile di fronte ai propri timori: alcuni ne parlano tranquillamente, mentre altri tentano di dissimularli. Oltre alla tipologia e alla correlazione con l’età del bambino, le paure possono essere distinte in base all’intensità e quindi al grado di difficoltà e di disagio che provocano. Le paure normali del bambino diventano patologiche quando assumono dimensioni ed intensità sproporzionate alla situazione tali da interferire con la sua vita quotidiana. In questo caso parliamo di fobie cioè paure ingiustificate di un oggetto o di una situazione di fronte a cui il bambino reagisce con una forte angoscia (ad es. un bambino terrorizzato dai cani che si rifiuti di uscire di casa nel timore di incontrarne). Quindi la paura e la fobia sono cose molto diverse: la prima può anche essere utile perché prepara, eventualmente il bambino ad un pericolo, lo aiuta a difendersi e ad organizzarsi; mentre la fobia ostacola il prosieguo della crescita causando limitazioni considerevoli. Generalmente le paure normali, “fisiologiche”, tendono a scomparire con la crescita, ma necessitno comunque dell’ascolto attivo e del sostegno da parte dell’adulto. Atteggiamenti di indifferenza, derisione, negazione o addirittura mezzi intimidatori o punitivi sono assolutamente da evitare. Provare e riuscire a stare accanto al proprio bambino in questi momenti è, inoltre, una preziosa occasione per conoscerlo meglio e per rafforzare il rapporto con lui. Inoltre, l’elaborazione di una propria paura rafforza la stima in sé stessi. In questo periodo dello sviluppo, tutto ciò che il bambino apprende e fa suo, lo mutua dai genitori che sono le figure affettivamente più importanti per lui. E’ fondamentale quindi che i genitori siano rassicuranti, che trasmettano fiducia, insegnando al bambino che le paure, come tutte le emozioni, possono essere gestite ed affrontate in modo efficace cosicché egli possa far sua questa competenza e ricorrervi anche in assenza dei genitori. Un’ultima considerazione prima di affrontare alcune paure specifiche frequenti a questa età. Il compito evolutivo principale dei bambini è l’apprendimento, esso infatti assicura la crescita e quindi, da un punto di vista evoluzionistico, la sopravvivenza. Per apprendere i bambini piccoli fanno ricorso all’imitazione e naturalmente imiteranno con prevalenza il comportamento dei genitori che sono le figure di cui si fidano maggiormente e che reputano invincibili; [in un secondo momento imiteranno anche i coetanei tentando di caversela nelle situazioni secondo uno schema per prove ed errori. Questa funzione è fondamentale da un punto di vista di crescita in quanto permette al bambino di sperimentare le nuove abilità che via via acquisisce] un po’ come negli animali dove i cuccioli fanno tutto ciò che fa la madre la quale in questo modo li avvia verso l’autonomia. Ai fini del nostro discorso questa premessa è utile a comprendere che a volte alcune paure dei genitori, nonostante i loro sforzi per non manifestarle, si trasmettono attraverso le sottili antenne dei bambini i quali per imitazione le faranno proprie. Altre volte i genitori, inconsapevolmente, agiscono in modo più diretto: spesso mi capita di vedere bimbi che sorridenti ed entusiasti rivolgono la loro attenzione sul cagnolino di passaggio e di sentire una mamma o un papà gridare allarmati: “no! Attento che ti morde”. [commento a voce]. Il bambino capirà che se addirittura mamma/papà hanno così paura del piccolo cagnolino, loro che sono così grandi e potenti e invincibili, che sanno più di chiunque altro cosa è giusto e sbagliato per loro, allora quel cagnolino deve nascondere in sé qualcosa di veramente spaventoso, anche se a vederlo così non si direbbe. Torneremo su questi aspetti che influenzano le paure dei bambini in seguito.
PAURE TIPICHE NEI BAMBINI DA 0 A 18 MESI Quando i bambini sono molto piccoli, una delle paure più comuni e naturali è quella provocata da forti rumori per es. il ronzio dell’aspirapolvere, proprio come possiamo osservare nei nostri animali domestici. Ovviamente il timore non consapevole del bambino è rappresentato dal potenziale pericolo che il rumore rappresenta ai fini della sua sopravvivenza (un po’ come per l’uomo primitivo che viveva in condizioni di costante precarietà con l’assoluta necessità di proteggersi da eventuali predatori, non avendo ancora sviluppato abilità cognitive e memoria sufficientemente evolute). In questi casi la paura svanirà gradualmente man mano che il bambino prenderà confidenza con l’oggetto che ha causato il rumore. Il genitore può aiutare suo figlio prendendolo in braccio e rassicurandolo, mentre sarà importante non esporre mai il bambino a qualche cosa di cui ha realmente paura con la speranza che ciò serva a fargliela passare. Infatti, in questo modo si ottiene l’effetto inverso e una semplice paura potrebbe trasformarsi in una fobia. Paure che riguardano l’ambiente naturale (lampi, tuoni, vento) riprendono in parte quanto detto sui forti rumori e sul delicato equilibrio emotivo del bambino piccolo, ma sono anche dovute alla forma animistica e magica del pensiero del bambino a questa età. Per lui tutto è vivo e tutto è possibile: anche che il lampo cattivo entri nella sua stanza e lo poti via con sé. Anche le paure connesse alle operazioni di pulizia personale sono comuni: a volte i bambini hanno un vero e proprio terrore quando gli si deve lavare i capelli o fare il bagnetto.Per aiutare a superarli dobbiamo comprendere che quando un bambino è piccolo ha un equilibrio molto delicato: anche semplici variazioni di temperatura possono innescare in lui una reazione d’allarme; inoltre il contatto dell’acqua negli occhi, che causa un leggero annebbiamento della vista o un leggero bruciore, possono fargli fantasticare delle tragiche conseguenze. In altri casi le operazioni di pulizia possono essere vissute come punitive per qualcosa che egli stesso crede di aver fatto. [caso del tappo della vasca]. PAURA DEL VASINO Paura dell’estraneo e della separazione (e quindi del dottore) è sicuramente quella più sentita dai bambini di questa età, ed è una di quelle paure che marcano un momento importante dello sviluppo. Infatti i bambini sono capaci di riconoscere i genitori dalle altre figure di accudimento molto presto, ma è solo gradualmente, con lo svilupparsi delle prime forme rudimentali di pensiero e di attaccamento, che il bambino si rende conto di quanto sarebbe perduto senza di loro, di quanto vuol bene ai suoi genitori e del fatto che comunque lui è un individuo separato anche psichicamente, quindi vulnerabile.. Questo aumento di consapevolezza diventa evidente verso i 7/8 mesi: il bambino non sorride più tanto volentieri agli estranei, non vuole che gli si avvicinino, piange se la madre lo lascia, fa fatica ad addormentarsi o a dormire nonostante “prima non faceva così”. In questo momento sarà quindi molto difficile che il bambino accetti volentieri di staccarsi dalla madre e di affidarsi alle cure di persone estranee senza protestare energicamente. I genitori devono capire le sue difficoltà e porsi sempre come mediatori e facilitatori del passaggio. Gli adulti “estranei” dovrebbero non forzare i tempi del bambino e lasciare che la curiosità e il gioco lo catturino vincendo il timore. Tra i 12 e i 18 mesi (periodo di grandi conquiste in termini di autonomia) i bambini possono diventare sensibili alle separazioni dai genitori. Questo è un altro marcatore importante dello sviluppo, infatti, indica che il bambino è consapevole del proprio essere altro dalla mamma e dal papà con tutto l’entusiasmo e i timori che ciò comporta per questo ha bisogno di riverificare la vicinanza dei genitori prima di potersene distanziare un altro pochino. Può accadere che si diletti con il gioco ripetitivo di lasciar cadere un oggetto per poi riprenderlo; ciò indica generalmente che egli sta cercando di elaborare il concetto che le cose che smettono di essere a portata di sguardo non necessariamente svaniscono. Le paure di separazione si ripresenteranno più volte nel corso dello sviluppo, soprattutto nelle fasi di transizione: è un po’ come chi dovendo fare un gran salto torna qualche passo indietro per prendere la rincorsa. Via via che la sua nozione del tempo si evolve capirà che adesso non significa per sempre, che quindi la mamma tornerà e nell’attesa potrà sopportare meglio la sua assenza anticipandone mentalmente il ritorno.[es. del broncio quando li vanno a riprendere]. Paura legate all’addormentamento. Generalmente, a questa età, alcuni bambini possono tornare ad avere difficoltà di sonno o di addormentamento. Quando queste non siano legate alla dentizione o a qualche altro problema fisico o a cambiamenti significativi nella vita del bambino, esse possono essere il segnale dello scombussolamento causato dalla aumentata consapevolezza di cui parlavamo sopra. Infatti, dormire significa in primo luogo separarsi dai genitori senza la sicurezza di poterli ritrovare il giorno dopo. Dagli otto mesi in poi si assiste ad un rapido aumento delle capacità cognitive dei bambini così come di quelle motorie (gattonate e stare seduti da soli, stare in piedi, camminare, arrampicarsi); l’acquisizione di nuove autonomie è molto eccitante e li spinge ad allontanarsi un po’ di più dai genitori, questo però viene vissuto contemporaneamente con timore e il conflitto che ne deriva può turbare l’equilibrio di sonno del bambino. Anche il fatto che stiano aumentando gli apprendimenti e le scoperte fa si che egli non voglia abbandonare ciò che è legato al mondo esterno e che in questo momento è particolarmente eccitante [metterolo per i 2 3 anni].In questo caso le rassicurazioni dei genitori, anche esplicite, sono molto utili, ma anche la routine lo è: fare sempre le stesse cose prima di andare a letto e mantenere gli stessi orari aiuta il bambino a sostenere il senso si stabilità e sicurezza: se qualcosa si ripete sempre allo stesso modo il bambino riesce ad anticipare cosa accadrà di lì a poco e questo gli da la sensazione di poterlo controllare; è utile anche evitare giochi troppo agitati e insegnare al bambino ad autoconsolarsi con il suo gioco preferito (peluche, coperta ecc) che diventerà nel tempo un aiuto prezioso contro il senso di solitudine o di tristezza (coperta di Linus). La funzione di questo oggetto transizionale è molto importante perché nei sentimenti del bambino è vissuto come una parte della mamma, un suo sostituto, quando lo ha vicino a sé è come se la sua mamma fosse con lui anche se lei non c’è fisicamente. [per questo non deve cambiare, anche se si rompe, a volte non può neanche essere lavato]. I genitori non devono temere che questo riduca la forza e l’autonomia del bambino: anzi, questo oggetto serve proprio ad aiutarlo a capire che lui e la mamma sono due individui separati ma in profondo contatto emotivo. L’oggetto, infatti, viene rivestito anche di un potente valore simbolico: rappresenta quello spazio intermedio che si situa tra il bambino e il mondo esterno, l’IO e il non-io, che è anche lo spazio della creatività e della capacità immaginativa. L’orsacchiotto è l’orsacchiotto ma anche qualcos’altro che di volta in volta viene inventato e perciò creato. IL bambino è alle prese con un’operazione mentale molto complessa: il passaggio da un pensiero ancora primitivo, concreto ad uno più raffinato , astratto e simbolico che caratterizza l’eseere umano. Paura dei cani o altri animali che mordono. Quando un bambino ha imparato a controllare i propri comportamenti isitintivi, come quello di mordere nei momenti di nervosismo o di stress, può sviluppare timore verso tutto quello che lui pensa che possa mordere, anche oggetti piuttosto insoliti. A volte i bambini esprimono questa paura sostenendo che qualcuno li abbia morsi o abbia fatto loro del male (coetanei); in realtà ciò non è necessariamente vero, come non è detto che il bambino stia mentendo: ma i bambini sanno utilizzare solo il modo indicativo per esprimersi Questa paura è normale è non deve allarmare i genitori.
IN CHE MODO I BAMBINI MANIFESTANO LE PROPRIE PAURE
Fin quando il bambino non impara a parlare usa principalmente il corpo per cercare di esprimersi. In particolare più il bambino è piccolo e più manifesterà eventuali turbamenti con variazioni nelle attività legate alla soddisfazione dei suoi bisogni primari: alimentazione, sonno, gioco. Di fronte a qualche paura certi bambini tenderanno ad esprimerla in modo eclatante per esempio piangendo per richiamare l’attenzione mentre altri potrebbero farlo in modo meno diretto con difficoltà ad andare a dormire o nel mangiare o dimostrandosi più ritirati nei contesti sociali o di gioco. Attraverso l’osservazione degli adulti e l’imitazione egli impara a comunicare le proprie emozioni che all’inizio saranno comprese in due grandi categorie: serenità=soddisfacimento, disagio=mancanza di soddisfacimento. Infatti solo gradualmente le emozioni si articoleranno in tutte le sfumature. Per questo l’istinto fa parlare i genitori con un particolare timbro di voce e accentuando molto la mimica facciale. I dialoghi senza parole tipici dei primi mesi tra i genitori ed il bambino ci permettono di conoscerlo anche nelle sue caratteristiche comunicative “senza parole”. Nel frattempo il bambino che riceve la nostra attenzione fa l’esperienza di essere compreso. Quando si ha la sensazione che ci sia qualcosa che non va in nostro figlio, è su questa conoscenza che dobbiamo fare affidamento. Nessuno sa capire un bambino meglio dei genitori. Loro conoscono se sia prevalentemente un bambino giocherellone o più tranquillo, quindi potranno pensare che c’è qualcosa che non va di fronte a cambiamenti del suo tono abituale. Naturalmente di fronte ad alcune paure specifiche (estranei, separazioni, animali) il bambino sarà capace di farsi capire subito dai genitori e tenterà di evitare le situazioni legate ai suoi timori. In questi casi non bisogna mai ridicolizzarli o rimproverarli dato che , anche se non sanno ancora parlare, spesso già capiscono il linguaggio mentre fin da piccolissimi sanno decifrare il tono emotivo di chi si rivolge loro. Quando non è chiaro cosa abbia spaventato il bambino è importante dimostargli tutta la nostra attenzione e premura, dedicargli un tempo esclusivo, coccolarlo e accettare anche qualche comportamento regressivo o oppositorio. I genitori che riescono a rispondere in mdo tranquillizzante ai bambini irritati, insegnano loro una cosa importante e cioè che possono contare sul loro aiuto quando hanno emozioni negative, imparano anche che è possibile riacquistare la serenità dopo aver sperimentato forti emozioni. Con la crescita il bambino interiorizzerà la funzione svolta adesso dal genitore e sarà capace di rasserenare se stesso. Aiuta molto parlare ai bambini, anche se non parlano e soprattutto che i genitori facciano da specchio al bambino commentando e dando un nome alle loro emozioni: “ora sembri spaventato, vero?”, la comprensione da perte dei geniroti dei sentimenti e dei pensieri del bambino rafforza il legame emotivo tra voi e vostro figlio . FASI ALLENAMENTO EMOTIVO segnali non verbali: pallore, tremori, battito accelerato, pianto.
TRA I 18 MESI E I TRE ANNI
Il bambino comincia ad avere una consapevolezza di se stesso molto più evoluta adesso, anche perché camminando sperimenta nuove esperienze e nuova autonomia REGOLE DI PROPRIETA’ DEL B.: 1) SE LO VEDO IO è MIO
2) SE E’ TUO E IO LO VOGLIO E’ MIO
3) SE E’ MIO E’ MIO PER SEMPRE. E’ espressione del senso dell’Io ancora egocentrico che si sviluppa, non cattiveria. A questa età sono capaci di prendere in considerazione solo il loro punto di vista e sono incapaci di capire che gli altri possano pensarla in modo diverso. Di conseguenza per loro il concetto di condivisione non ha senso. COME AIUTARE I BAMBINI CHE HANNO PAURA: -SEPARAZIONE: E’ sempre opportuno che diciate al bambino che vi dovete assentare e che tornerete a prenderlo. Andare via di nascosto non serve ed il bambino potrebbe pensare che non deve fidarsi di ciò che gli dite -GIOCO DEL CUCU’: è quell’antico gioco che sopravvive sempre in cui la mamma si nasconde per riapparire un istante dopo, o si copre il viso con le mani per scoprirlo subito dopo. In questo modo si compie una sorta di rito liberatorio che che mima il passaggio dalla paura dell’abbandono alla rassicurazione : anche se scompare la mamma ritorna. E’ per questo che piace tanto ai bambini soprattutto nel periodo di età di cui stiamo parlando e nelle fasi critiche che implicano delle separazioni proprio in quanto gli consente di allontanare le fantasie di abbandono. -NASCONDINO: questo gioco è una variante di quello che abbiamo appena proposto, ma si presta per i bambini un po’ più grandicelli che già gattonano o camminano. Si tratta semplicemente di nascondersi alla vista del bambino anticipandoglielo.Lui deve vedere che vi state nascondendo e dove e deve venire a cercarvi, lo accoglierete sorridenti elogiando il suo coraggio. PER I GENITORI CONOSCERE LE PROPRIE EMOZIONI AIUTA A DISCRIMINARE TRA CIO’ CHE APPARTIENE AL BAMBINO E Ciò CHE è LORO, LI AIUTA ANCHE A DISTINGUERE I CAPRICCI DALLE PAURE VERE E PROPRIE Il bambino si aspetta sempre segnali emotivi dai genitori nelle varie situazioni: sono loro detentori di ciò che va bene o va male, che è pericoloso o meno, per questo se vedono i genitori indecisi possono entare o aumentare la propria ansia.